Registro Nazionale VCC come funzionano i Carbon Credit volontari tra regole anti greenwashing e progetti forestali

Registro Nazionale VCC come funzionano i Carbon Credit volontari tra regole anti greenwashing e progetti forestali

Nel dibattito sulla transizione ecologica si parla spesso di “compensazioni” come se fossero un gesto semplice. In realtà, la credibilità di qualunque compensazione dipende da regole, misurazioni e trasparenza: senza questi elementi il rischio è quello di produrre narrazioni di facciata e alimentare greenwashing. È in questo punto che si colloca il Registro Nazionale dei crediti di carbonio volontari generati dal settore agroforestale, concepito come strumento pubblico per la mitigazione climatica e per la valorizzazione del capitale naturale italiano, incanalando risorse private verso progetti territoriali che incrementino gli assorbimenti e lo stoccaggio di carbonio in modo verificabile.

Il Registro nasce sul piano normativo con il Decreto-Legge 24 febbraio 2023, n. 13, ma diventa concretamente leggibile e “attuabile” con le Linee Guida interministeriali adottate con DM MASAF-MASE del 15 ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale (GU Serie Generale n. 268 del 18 novembre 2025). Al momento è attivata la sola Sezione Forestale, mentre la sezione agricola richiederà un provvedimento dedicato; inoltre è atteso il Regolamento del Registro, indicato come passaggio tecnico conclusivo. Ha senso però analizzare fin d’ora le Linee Guida, perché delineano già la struttura del mercato, la governance e i criteri di integrità che dovranno sorreggere l’intero sistema.

La governance è affidata al CREA, e il Registro è concepito come piattaforma online ad accesso e consultazione pubblica. Questa scelta è tutt’altro che formale: nei mercati volontari, la fiducia dipende dalla tracciabilità. Qui l’idea è che chi acquista un credito possa verificarne l’origine, capire quale progetto lo ha generato, quale metodologia di quantificazione è stata adottata, quale soggetto terzo lo ha certificato, quali verifiche periodiche sono state svolte e in quale stato si trova il progetto. La pubblicità dei dati serve a evitare duplicazioni, opacità e marketing “a scatola chiusa”, cioè quei meccanismi che hanno reso fragili molti schemi volontari internazionali e che oggi il legislatore e le istituzioni tentano di prevenire attraverso un perimetro più controllabile.

I titoli scambiati prendono il nome di Credito di Carbonio Verificato (VCC). Ogni VCC quantifica una tonnellata di CO2 equivalente assorbita o stoccata grazie a un progetto agroforestale di mitigazione che prevede attività addizionali rispetto allo scenario di riferimento, la baseline. Questo binomio, addizionalità e baseline, è il centro logico del sistema: un credito ha senso soltanto se il progetto dimostra che l’assorbimento non si sarebbe verificato “comunque”, cioè in assenza del progetto. Nella Sezione Forestale, la baseline viene ancorata alle disposizioni normative e regolamentari regionali o provinciali: in sostanza, il progetto deve dimostrare di fare “di più” rispetto a ciò che è già imposto dalle regole. È un requisito rigoroso, ma è anche quello che dà consistenza ai crediti, perché impedisce di monetizzare comportamenti già dovuti.

Le Linee Guida fissano poi un perimetro molto netto su cosa i VCC italiani non siano. I VCC sono destinati esclusivamente al mercato volontario nazionale e sono esplicitamente esclusi dai mercati “compliance”, quindi non possono essere usati nel EU-ETS né nel CORSIA. A questo si aggiungono due clausole che cambiano la natura economica del credito: la restrizione geografica, che impedisce la vendita ad acquirenti esteri o ad altri Stati, e soprattutto la non-rivendibilità. Una volta acquistato e registrato a nome dell’acquirente finale, il credito esaurisce il proprio valore economico e non può essere oggetto di ulteriori transazioni. In pratica, il credito non nasce per essere “traded” come un asset speculativo, ma per attestare una specifica compensazione volontaria legata a un acquirente identificabile. È una scelta che mira a proteggere l’integrità del sistema, ma che restringe anche il bacino di domanda e riduce la liquidità tipica dei mercati globali.

Sul fronte delle attività progettuali, la Sezione Forestale ammette pratiche e impegni silvo-ambientali addizionali, tra cui Gestione Forestale Sostenibile, rimboschimento e imboschimento, arboricoltura da legno, sistemi agroforestali e prodotti legnosi di lunga durata. Il principio che attraversa le Linee Guida è chiaro: promuovere assorbimenti credibili e duraturi senza compromettere biodiversità e servizi ecosistemici. Per questo vengono fissati divieti rigorosi, in particolare sul ricorso a specie esotiche invasive, sugli interventi che degradino aree ad alto valore di conservazione e sull’uso inadeguato di fitofarmaci e fertilizzanti. La bussola dichiarata è la compatibilità con il principio DNSH (Do No Significant Harm), che richiama la Tassonomia UE e, in generale, l’idea che la mitigazione climatica non possa essere ottenuta a danno di acqua, suolo, ecosistemi e biodiversità. In questo senso, certificazioni di gestione come PEFC o FSC non sono un ornamento reputazionale, ma possono costituire un indicatore di allineamento a standard elevati di gestione.

Il capitolo più tecnico è quello della certificazione e del riconoscimento. Le Linee Guida si allineano ai principi europei QU.A.L.ITY e alla cornice del Regolamento UE 2024/3012 sul carbon removal, che insiste su quantificazione robusta, addizionalità, durata dello stoccaggio e sostenibilità. La stima dei crediti deve basarsi su metodologie coerenti con le linee guida IPCC per gli inventari nazionali dei gas serra, così da adottare un linguaggio di misurazione riconosciuto. Ma il vero presidio è il soggetto terzo: la certificazione è affidata a un Organismo di Certificazione Esterno (OCE) accreditato da ACCREDIA, responsabile della validazione e del monitoraggio, attraverso audit periodici. Il modello, in sostanza, trasforma un’affermazione (“ho assorbito carbonio”) in un fatto verificato (“un soggetto indipendente ha validato metodologia e risultati, e continua a verificarli nel tempo”).

Un altro snodo decisivo è la permanenza e la gestione del rischio di rilascio del carbonio stoccato, per esempio a causa di incendi o fitopatie. Le Linee Guida impongono un meccanismo di buffer, cioè l’accantonamento di una quota di crediti non vendibili immediatamente. La quota varia a seconda della tipologia di progetto e viene calcolata tramite un’analisi del rischio che include fattori legali, finanziari, climatici e di vulnerabilità. Il senso economico è semplice: una parte del “valore” viene trattenuta per coprire l’incertezza, e potrà essere liberata solo a fine progetto, se risulta confermata la permanenza degli assorbimenti. È un correttivo essenziale, perché riconosce che l’ecosistema reale non garantisce certezze assolute e che la solidità del mercato dipende proprio da come gestisce gli imprevisti.

Il percorso di registrazione è strutturato in fasi coerenti: il proponente redige il PDD (Documento di Progetto) descrivendo attività, baseline, addizionalità, piano di monitoraggio e analisi del rischio; l’OCE effettua la validazione iniziale; il progetto viene iscritto preliminarmente nel Registro; si passa all’esecuzione e al monitoraggio; seguono verifiche periodiche ex post; infine il CREA procede all’emissione e all’iscrizione dei VCC nella sezione pubblica, momento in cui i crediti diventano negoziabili. La scelta più “pesante” dal punto di vista finanziario è l’emissione ex post: i crediti arrivano solo dopo che le attività sono state implementate e verificate. Questo significa che il proponente deve sostenere in anticipo i costi di avvio, redazione del PDD, validazioni, attività sul campo e cicli di verifica, senza poter usare i crediti come leva di finanziamento immediato nel brevissimo termine.

Opportunità e rischi vanno letti insieme, senza romanticismi. L’Italia ha una superficie forestale in crescita, che copre circa il 36% del territorio secondo l’INFC; tuttavia molte aree sono sottoutilizzate o necessitano di interventi di gestione. Un mercato credibile dei VCC può diventare una fonte di reddito aggiuntiva per proprietari e gestori che investono in Gestione Forestale Sostenibile, contribuendo a coprire i costi di pratiche più onerose e di misure di prevenzione, con possibili ricadute su resilienza climatica e dissesto idrogeologico. Per le aziende acquirenti, il Registro offre un canale per comprare crediti ad alta integrità, verificati da organismi accreditati e registrati pubblicamente, con un legame territoriale diretto che può rafforzare anche la qualità della comunicazione ambientale, purché resti sobria e non sostitutiva della riduzione delle emissioni.

Dall’altra parte, l’addizionalità rispetto alla baseline regionale limita la platea dei progetti ammissibili, e la restrizione al solo mercato nazionale potrebbe comprimere la capacità di prezzo rispetto a standard globali più liquidi, sebbene meno rigorosi. In questo equilibrio si inseriscono soggetti che offrono accompagnamento tecnico, come Rete Clima, che può aiutare proponenti e imprese a stimare assorbimenti, costruire PDD coerenti, gestire il dialogo con gli OCE e arrivare al mercato con progetti finanziariamente e tecnicamente sostenibili. In conclusione, la pubblicazione in Gazzetta delle Linee Guida segna un passaggio rilevante: l’Italia prova a costruire un mercato volontario del carbonio che sia infrastruttura di fiducia e non scorciatoia comunicativa. Il successo dipenderà dal Regolamento atteso, dall’efficienza dei processi, dalla domanda nazionale e dalla capacità di tenere insieme rigore tecnico e fattibilità economica dei progetti.

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